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DENTAL FACIAL CENTER  - Dr.ssa Anna Maria Ruggiero DENTAL FACIAL CENTER  - Dr.ssa Anna Maria Ruggiero

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altAttenzione agli sbiancanti "fai da te"

 
La passione per un sorriso candido può costare un bel po' se si ricorre al fai da te. Secondo un nuovo studio, infatti, lo smalto dei denti viene indebolito dall’applicazione  di alcuni prodotti usati per sbiancare i denti senza ricorrere all’aiuto del dentista. Insomma, gli sbiancanti “casalinghi” funzionano, ma possono danneggiare un po’ lo smalto. Dunque le prossime generazioni di questi prodotti dovrebbero essere riformulare per ridurre questo effetto indesiderato. I denti pertanto possono recuperare la forza originaria dopo aver perso una piccola quantità di calcificazione dello smalto. Ma questo è il primo studio a mostrare su scala nanometrica la reazione dei denti umani all’uso degli sbiancanti domestici oggi così di moda. I ricercatori hanno applicato i trattamenti messi a punto da cinque produttori di sbiancanti per uso domestico su campioni di denti umani e hanno poi confrontato gli effetti con altri campioni di denti che non erano stati sbiancati. In tutti i casi i prodotti sbianca-sorriso avevano ridotto - anche se in misura minima - la forza dello smalto e l’elasticità della superficie del dente. Gli sbiancanti in commercio contengono soluzioni con varie concentrazioni di perossido di idrogeno o perossido di carbamide, che regalano l’effetto “abbagliante”.


Questi prodotti candeggiano i denti, producendo radicali liberi instabili, che attaccano le molecole pigmentate nelle parti organiche dello smalto. La riduzione del pigmento significa che le molecole non riflette più a lungo la luce, dunque il dente appare più bianco. Lo smalto, che è quasi interamente inorganico e traslucido, appare giallo in molti casi perché riflette il colore della dentina sottostante, che è naturalmente gialla. «Oggi però le persone tendono a vedere la bellezza nei denti candidi e certo gli sbiancanti hanno un effetto estetico, ma non senza effetti collaterali». In uno studio dedicato si sono utilizzati dei molari estratti ad alcuni pazienti per ottenere 65 campioni di 4 millimetri per quattro (e 2 di profondità) da sottoporre ai test. Poi si è provato l’effetto di strisce sbiancanti o gel seguendo le raccomandazioni d’uso dei produttori, mentre alcuni campioni sono stati utilizzati come controlli. Tutti i trattamenti sono stati condotti per tre settimane, tranne uno che è durato 10 giorni. Ebbene, in media la perdita di smalto è stata di 1.2-2 nanometri sui denti trattati, mentre quelli non sbiancati hanno addirittura guadagnato 0.4 nanometri nello stesso periodo di tempo


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